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Pierluigi Reveglia |
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Università di Alcalà de Henares |
PIEDIMONTE MATESE
- Il programma Erasmus è un programma leader dell’Unione Europea che
offre agli studenti universitari la possibilità di effettuare un periodo di
studio all’estero. I settori dell'istruzione, della formazione, della gioventù
e dello sport possono fornire un prezioso contributo per aiutare ad affrontare
i cambiamenti socio-economici, ovvero le sfide chiave di cui l'Europa si sta
già occupando e che la attendono nel prossimo decennio e per sostenere
l'attuazione dell’Agenda politica europea per la crescita, l'occupazione,
l'equità e l'inclusione sociale. Combattere i crescenti livelli di
disoccupazione, specialmente tra i giovani, è diventato uno degli obiettivi più
urgenti per i governi europei. Troppi giovani abbandonano la scuola
prematuramente e corrono il rischio di rimanere disoccupati e socialmente
emarginati. Lo stesso rischio minaccia
l'elevato numero di adulti poco qualificati.
Le tecnologie cambiano il modo di operare della società e occorre garantire che
siano utilizzate nel migliore dei modi.
Le imprese dell'Unione europea devono
diventare più competitive attraverso il talento e l'innovazione. Un'altra sfida è quella collegata allo
sviluppo del capitale sociale fra i giovani, all'emancipazione dei giovani e
alla loro capacità di partecipare
attivamente alla società, in linea con le disposizioni del trattato di Lisbona
finalizzate a "incoraggiare la partecipazione dei giovani alla vita
democratica dell'Europa". Questa questione può essere affrontata anche con
attività di apprendimento non formale, finalizzate allo sviluppo delle capacità
e delle competenze dei giovani nonché della loro cittadinanza attiva. Inoltre,
esiste la necessità di offrire opportunità di formazione e cooperazione alle
organizzazioni e agli operatori nel settore della gioventù, al fine di
sviluppare la loro professionalità e la dimensione europea dell'animazione socioeducativa.
Sistemi d’istruzione e formazione e politiche per la gioventù di successo
possono contribuire ad affrontare tali sfide fornendo ai cittadini le
competenze richieste dal mercato del lavoro e dall'economia, consentendo loro
al tempo stesso di svolgere un ruolo attivo nella società e di raggiungere la
soddisfazione personale. Durante un recente soggiorno a Madrid ho avuto il
piacere di incontrare un giovane studente di Chimica, mio concittadino, che ha
aderito al programma Erasmus, Pierluigi
Reveglia che mi ha raccontato in una breve intervista la sua esperienza
fino ad oggi ad Alcalà de Henares in Spagna.
- Pierluigi cosa ti ha spinto a
partecipare a questa esperienza all’estero?
Ho
sempre amato il viaggio e l’avventura, la possibilità di allontanarmi da quello
che più mi era caro e conosciuto è sempre stata per me, una opportunità per
approfondire la conoscenza di aspetti del mio carattere che altrimenti mi
sarebbero rimasti oscuri. Questa visione della vita mi ha spinto più volte a
lasciare il mio caro paesino montano di Piedimonte Matese, in provincia di
Caserta, spingendomi verso mete internazionali. Diplomatomi con lode all’Istituto
Tecnico Industriale “G. Caso” di Piedimonte decisi di iscrivermi alla facoltà
di Chimica dell’Università di Napoli Federico II, materia che da sempre mi
aveva affascinato perché mi permetteva di capire meglio il mondo intorno a me.
Anche se i fan del concetto che “solo il Liceo da basi necessarie per
affrontare l’università” non ci crederanno, io vi dico che il mio caro istituto
tecnico mi ha preparato a dovere per affrontare l’università dandomi un ottimo
metodo di studio, quindi gli istituti tecnici valgono e non vanno
sottovalutati.
-
Quando
hai preso la decisione di partire ?
A
metà del mio secondo anno feci domanda per partecipare al programma Erasmus,
vinsi la borsa europea e così il terzo anno lo trascorsi presso l’Università di
Alcalà in Spagna. L’Università di Alcalà è situata nella omonima città, una
delle migliori del paese, ha una storia secolare ed accoglie ogni anno circa
500 studenti internazionali. Inoltre, grazie ad un corpo docente attento e
moderno svolge molte attività culturali e da la possibilità ai suoi studenti di
esprimere le proprie capacità
artistiche, basti pensare ad esempio alla presenza di un Coro
Universitario e di una Orchestra formati da alunni, professori e gente comune
che allietano le più importanti cerimonie universitarie e cittadine come ad
esempio l’importante consegna del premio “Miguel De Cervantes” per la migliore opera letteraria in lingua
castigliana che si svolge proprio nel Paraninfo della sede centrale
dell’Università. Cosi alla fine di agosto del 2010 presi il volo solo andata da
Roma-Ciampino con destinazione Madrid.
-
Raccontaci
un poco come è stato il tuo primo approccio in Spagna?
Ora
provate ad immaginarvi un ragazzo poco più che ventenne che si trova a passare
dalla sicurezza della madre patria ad un ambiente culturalmente diverso ed
internazionale, senza poi nemmeno conoscere bene la lingua del paese ospitante,
ci riuscite? Bene, allora starete anche immaginando la paura, le angosce che
questa scelta comportò, perché bisogna essere ultra motivati a partire per
riuscire ad affrontare la sensazione di solitudine che ti accompagna per i
primi tempi. Le prime due settimane, infatti, furono terribili e non vi
nascondo che mi ritrovai a piangere alcune volte sentendo forte il peso di una
solitudine rivelatasi poi passeggera. Grazie al corso di Spagnolo per studenti
internazionali organizzato dall’ università conobbi decine di ragazzi di
diverse nazionalità che si trovavano nelle mie stesse condizioni e cioè alla
ricerca disperata di amicizia e con una voglia enorme di raccontarsi e di
conoscere le diversità che arricchiscono la nostra magnifica cultura europea.
Ricordo con piacere anche la compagnia e l’accoglienza degli spagnoli da sempre
popolo solare ed aperto anche se all’inizio faticai un poco a parlare con i
miei compagni di classe, ma credo che fosse semplicemente dovuto a difficoltà
linguistiche. Infine, ricordo con piacere i viaggi organizzati per noi studenti
Erasmus, le lunghe ed infinite notti fatte di sorrisi e balli e mai
dimenticherò una frase in un pub di Barcellona che diceva “ Qui non esistono
stranieri, ma solo amici che ancora non hai incontrato”. Questa è una delle
frasi che guidano la mia vita e mai potrò farne a meno.
-
Cosa
ha significato per te, partecipare al Programma europeo Erasmus?
Molti
pensano che in Erasmus non si studi e si faccia solo festa, questo non è vero o
meglio è vero solo in parte perché poi durante gli esami eravamo studenti
normali ed i docenti ci trattavano in quanto tali non regalandoci assolutamente
nulla. Studiando ed impegnandomi riuscì a superare tutti i quattro gli esami
che erano nel mio programma di studio tra cui due esami davvero complessi come
Biochimica e Chimica Analitica. Inoltre grazie alla mia coordinatrice Erasmus Gloria Quintanilla, diventata poi una
seconda mamma per me, svolsi anche un tirocinio di nove mesi nel suo
laboratorio dedicandomi alla Elettrosintesi Organica. Quel tirocinio mi diede
una marcia in più rispetto a chi era rimasto in Italia perché avevo guadagnato
esperienza di ricerca in un laboratorio internazionale, questo mi fece
acquisire sicurezza ed aumentò in me la consapevolezza che “ da grande “ avrei
voluto fare il ricercatore.
-
Facendo
un primo bilancio quanto pensi ti sia servita l’esperienza Erasmus?
L’esperienza Erasmus mi è
ovviamente servita anche dal punto di vista professionale. Basti pensare che oltre all’inglese posso aggiungere al mio curriculum
l’ottima conoscenza dello spagnolo, aumentando quindi il mio ventaglio di
possibilità di scelta tanto nelle aziende quanto nella formazione
universitaria: dottorati o borse di ricerca. Le lingue oggi hanno una grande
valenza e tanto la mia generazione quanto quelle più giovani devono capire che
ci muoviamo in un mercato del lavoro che è internazionale e molto competitivo. Ora
che sono passati 5 anni sono convinto che è grazie a quell’esperienza che ho
acquisito il carattere e le conoscenze che mi hanno permesso di diventare un
borsista di ricerca presso l’Università di Napoli Federico II.
Qual
è il tuo sogno nel cassetto e quali sono i programmi per il futuro?
Guardando
al futuro mi immagino in un paese straniero, ma non per sempre, ma solo per il
tempo necessario ad imparare e migliorare me stesso per poi tornare e
condividere le mie capacità con la comunità perché sono convinto che, citando
Spiderman (uno dei miei supereroi preferiti), “da un grande potere derivano
grandi responsabilità” ed è la responsabilità che rende noi giovani migliori.
Capire che le nostre capacità sono importanti e che dobbiamo mettere a frutto i
doni intellettivi e pratici che abbiamo ricevuto al fine di raggiungere il benessere è un
obbligo morale a cui nessun giovane può sottrarsi.
Dopo alcuni giorni in
Spagna, sono ritornato in Italia e posso dedurre quindi che esperienze come
quella raccontata da Pierluigi
rappresentano risultati
incoraggianti che fanno ritenere che investire nella mobilità degli studenti
possa rappresentare una buona strategia per accrescere l’occupabilità dei
laureati, rimettere in moto su scala europea l’ascensore sociale e rafforzare
il senso della cittadinanza europea tra le giovani generazioni.
Pietro Rossi